Consumi e prezzi dopo il coronavirus

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La ripresa dei consumi nella fase di uscita dalla pandemia in atto, è in tutta evidenza la chiave del rilancio economico, produttivo e occupazionale. Non è invece facilmente prevedibile con quali caratteristiche e con quale intensità e progressività, il riavvio dei consumi avverrà. Si può pensare che il trauma individuale e collettivo causato dal diffondersi del virus possa aver creato nelle persone atteggiamenti verso i consumi, almeno in parte, differenti rispetto al passato. Ci potrà essere maggiore attenzione verso acquisti più sostenibili, meno superflui, oltre che una significativa modifica dei comportamenti, generalmente più inclini al risparmio e alla riduzione dello spreco. D’altro canto, dopo un periodo di restrizioni, ci sarà la voglia e la necessità di una maggiore libertà e con essa una spinta verso spese che erano precedentemente precluse o rimaste per un certo periodo sopite, oltre al desiderio di momenti di svago comunitari e collettivi.

Rispetto a questa duplice possibile condotta, il mercato non sarà per un certo periodo completamente in linea con le richieste e le aspettative delle persone. Inoltre su questo scenario pesa un’altra incognita, quella dei prezzi dei prodotti di consumo e dei servizi. Possiamo osservato già in questo periodo un sensibile aumento dei prezzi di diversi prodotti. D’altronde i costi di produzione e di distribuzione non potranno essere quelli, almeno per un certo tempo, precedenti alla crisi, considerando che l’organizzazione del lavoro dovrà prevedere misure di distanziamento e di protezione dei lavoratori, con conseguente riduzione dell’efficienza e aumento dei costi che si ripercuoteranno sui prezzi.

Quindi le famiglie, nella congiuntura che si prospetta, non tutte allo stesso modo, subiranno un duplice contraccolpo, da una parte vedranno ridotti gli introiti reddituali e dall’altro soffriranno dell’aumento del costo della vita. Conseguentemente diminuirà la domanda complessiva, tale riduzione genererà una più lenta ripresa delle attività produttive e dell’occupazione, con un doloroso arretramento del sistema economico.

Per scongiurare situazioni di grave crisi economica e per ridurre l’impatto negativo sui cittadini consumatori e sulle imprese, saranno necessari importanti interventi pubblici, da un lato per stimolare gli acquisti e dall’altro per favorire utile occupazione.

Sarà indispensabile stanziare dei sussidi mirati per quelle famiglie che non hanno le risorse per poter sostenere consumi adeguati, e stimolare la spesa di coloro che non hanno subito riduzione di reddito o che possono disporre di sufficienti risparmi utili ad avviare iniziative che generano lavoro, ad esempio investendo nella propria abitazione per ristrutturazioni, efficienza energetica, produzione di energia da fonti rinnovabili. Per promuovere questi investimenti sarà molto utile l’aumento degli sgravi fiscali sulle spese sostenute. Inoltre saranno necessari importanti investimenti pubblici, in particolare nella scuola, nella sanità, nella ricerca, nell’ambiente e nell’efficienza energetica, nella rete ultra larga, nell’adeguamento delle infrastrutture viarie e della messa in sicurezza del territorio.

Infine, non è di secondaria importanza, considerando che in questa fase così incerta, ci saranno sicuramente persone senza scrupoli che vorranno approfittare del momento per mettere in atto speculazioni di ogni tipo a danno dei cittadini consumatori e dell’economia in generale, è opportuno attrezzare un adeguato sistema di sorveglianza pubblica democratica. Sarà necessario quindi costituire dei “Comitati prezzi” sia a livello nazionale che regionale e territoriale, con il compito non soltanto di sorvegliare e denunciare gli abusi sui prezzi, ma anche per vigilare sul corretto funzionamento del mercato. Pertanto è necessario che le forze sociali propongano fin d’ora al Governo nazionale e locale iniziative, azioni e comportamenti utili alla ripresa economica e alla contemporanea tutela dei cittadini consumatori.

Edo Billa

 

Economia della condivisione: la partecipazione dei consumatori

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L’idea e la pratica della responsabilità sociale nell’ambito economico e nelle azioni delle imprese sta   avendo un’evoluzione significativa; vari soggetti, e in particolare dirigenti aziendali di diverse strutture, intraprendono nuovi comportamenti nella direzione della sostenibilità sociale ed ambientale.

Alcune imprese lo fanno per opportunismo, attuando comportamenti finalizzati solo a cogliere la maggiore sensibilità sul tema da parte dei consumatori e degli investitori. Altri invece hanno intrapreso la strada della responsabilità sociale per convinzione e ritengono che lo sviluppo duraturo   della propria impresa passi proprio attraverso una visione completa di sostenibilità complessiva delle proprie azioni.

Il passo decisivo verso una effettiva generale sostenibilità e un reale progresso può avvenire, tuttavia, solo attraverso un maggiore coinvolgimento, aperto e trasparente, dei vari soggetti che   compongono il mercato e in primo luogo con il cittadino consumatore. Se decidiamo di acquistare   un prodotto con una confezione ridotta e di materiale riciclabile, non scegliamo solo una merce ma anche un sistema di valori etici, di sostenibilità e responsabilità che avrà influenze sul   sistema produttivo e sulla filiera commerciale. La sfida è quella di riuscire a mettere in stretto rapporto il mondo della produzione con quello del consumo in un’autentica co-relazione, valorizzando i molteplici punti di vista e promuovendo comportamenti di maggior responsabilità e sostenibilità complessiva.

Il sistema economico fino a qualche anno fa dominante, ci ha abituato a una conflittualità tra i diversi interessi, dove l’elemento del tornaconto immediato era prevalente. Questo ci ha spinto verso una concorrenza sfrenata che spesso non tiene conto degli impatti sociali, delle ricadute sul territorio e più in generate sull’eco sistema mondiale, con i danni e le conseguenze anche drammatiche che conosciamo.

È necessario superare il semplice interesse particolare e aprirsi ai bisogni più generali per tutti e per l’ambiente. Ognuno di noi deve aumentare la consapevolezza che abbiamo bisogno di promuovere un sistema di relazioni più avanzate che allarghi il modello di governance alla partecipazione di tutti coloro che sono parte dell’insieme socio-economico, rinunciando a una parte di potere o di interdizione.

Il sistema partecipativo può essere attivato in vario modo. Attraverso i corpi intermedi, che devono acquisire reale rappresentanza e maggiore competenza, avviando modelli sperimentali di governance democratica, inclusiva, aperta e continuativa.   Aprendo   ogni   ambito   economico   agli interessi dei vari stakeholder, i quali dovrebbero poter direttamente interagire positivamente nel sistema produzione-consumo. Gli strumenti messi a disposizione dai sistemi web interattivi e social media possono in modo pro-attivo e continuativo aiutare i vari soggetti a esprimere le proprie opinioni circa la strategia di sviluppo produttivo, la qualità dei prodotti, proponendo soluzioni, anticipando problemi a partire dalla propria esperienza e competenza, come esplorazione fondamentale del futuro possibile. Un dialogo aperto e trasparente che parta dalla consapevolezza della reciproca necessità di collaborazione, per giungere alla costruzione del benessere reciproco e generale.

Adam Smith nel 1776 così si esprimeva: “Il consumo è il solo fine e scopo di ogni produzione; e non si dovrebbe mai prender cura dell’interesse del produttore, se non in quanto ciò possa tornare necessario per promuovere quello del consumatore”.

E. B.

Democrazia economica: ora credo che i tempi siano definitivamente maturi

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“Ci penso da un bel po’ – scrive Enrico Letta in “ho IMPARATO” pp. 150, 151 – … . Ora credo che i tempi siano definitivamente maturi. L’antica contrapposizione tra l’imprenditore e il lavoratore continua a dominare le relazioni industriali. Con gli epocali ed enormi cambiamenti di scenario, mi pare che i due soggetti siano piuttosto nella stessa parte della barricata. Dall’altra ci sono la globalizzazione, la Cina, la finanza speculativa, la concorrenza sleale, le potenze industriali emergenti. È venuto il momento di mettere finalmente a fattore comune l’interesse al successo dell’impresa che unisce o dovrebbe unite chi la guida e chi lavora. Dobbiamo, cioè, applicare una “via italiana” al modello tedesco della cosiddetta Mittbestimmung, la compartecipazione dei lavoratori alla scelta dei vertici aziendali. Ne ho discusso molte volte col compianto Carlo Dell’Aringa, grande economista del lavoro, e mi sono convinto che questo modello sia alla base della competitività e della produttività dell’industria tedesca e che sia dimostrando proprio ora la sua modernità. Come mostrano in lavori sulla contrattazione collettiva di Andrea Garnero, economista italiano all’ Ocse, coinvolgere una rappresentanza dei lavoratori negli organi di direzione dell’impresa contribuisce ad aumentare la consapevolezza di tutti e rende fattibili scelte coraggiose e necessario, altrimenti impraticabili o molto faticose. Ho partecipato negli anni a molti seminari di studio sul tema. E tante volte mi sono sentito ripetere che questo modello non andava bene per l’Italia. Non ci credo. Anzi sono sempre più persuaso che in un tempo di sfide globali e inedite, come quello in cui viviamo, il successo dell’Italia mondiale, con la sostenibilità del suo sviluppo, passi anche dalla capacità di assumere decisioni come questa, coraggiose e controcorrente”.

Incidere sul mercato e sull’economia attraverso le scelte di acquisto

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Anche le associazioni dei consumatori del nostro Paese, dovrebbero iniziare seriamente a organizzare i cittadini consumatori per incidere sul mercato e sull’economia attraverso le scelte di acquisto. Questo ambito di azione, cioè la “democrazia nel mercato”, ha un carattere decisamente innovativo e può diventare di straordinaria importanza sociale e politica, ma necessita ancora di essere concretamente esplorato. Quel potere che i consumatori, come singoli o in modo organizzato, hanno di incidere nel mercato e nell’economia attraverso le proprie scelte di consumo, di investimento finanziario, di opinione sui prodotti e servizi, ha incontrato nel passato non pochi problemi di percorribilità. Infatti questi comportamenti attivi per essere incisivi devono essere condivisi da gruppi importanti di consumatori. Come noto il consumatore agisce in modo frammentato e isolato e non è normalmente in grado, nella pratica spontanea di consumo, di spostare le scelte di produzione e gli indirizzi economici. Quindi necessita una condivisione collettiva degli obiettivi e dei comportamenti di consumo. Se fino a qualche anno fa questa azione collettiva era quasi impossibile, oggi con i mezzi di comunicazione, interazione e condivisione online, è alla nostra portata. Questo però comporta una nuova mentalità in relazione al mercato, l’utilizzo diffuso dei nuovi strumenti web, approcci e metodi innovativi di relazione e organizzazione delle politiche a favore dei cittadini consumatori.

Questa strategia può ora contare su una nuova realtà come l’associazione Diacons, nata proprio per creare strumenti informatici, piattaforme online e supporti in rete finalizzati a ridurre l’asimmetria informativa e organizzare i cittadini nelle scelte di acquisto, inoltre per fornire informazioni e consulenze utili, innanzitutto alle associazioni di rappresentanza dei consumatori, per promuovere la “democrazia” anche nell’ambito del mercato.

Edo Billa

Convegno: Verso la liberalizzazione completa del mercato dell’energia

P1110524La fornitura di energia elettrica e gas è una delle maggiori necessità di tutte le società avanzate, sia per le attività economiche che per la vita civile delle famiglie. Garantire perciò gli approvvigionamenti energetici, trasformarli e distribuirli all’utenza è una attività centrale e di grande responsabilità. Su questa materia quindi i Legislatori, ai vari livelli, hanno definito delle regole, sia per garantire la fornitura sia per rendere efficiente il mercato nel suo complesso.
In Italia ormai da anni è disciplinata la vendita liberalizzata di energia elettrica e gas anche per piccoli utenti, come le famiglie e le imprese con basso consumo e molti utenti hanno già scelto di acquistare energia sul mercato libero. La maggior parte dei consumatori però è rimasta nel cosiddetto mercato di maggior tutela, che prevede l’acquisto di energia attraverso l’Acquirente Unico e la vendita a prezzi decisi trimestralmente dall’Autorità di regolazione. La legge sulla Concorrenza del 2 agosto 2017 ha stabilito, tra l’altro, che dal 1 luglio 2019 cessi il servizio di maggior tutela nel mercato. Di conseguenza gli utenti retail, ovvero utenti domestici e non domestici di piccola e media dimensione, dovranno acquistare energia sul mercato libero.
Questa determinazione ha visto le associazioni dei consumatori in buona parte contrarie, ritenendo che il mercato tutelato facesse da calmiere ai prezzi e temendo inoltre che si possa verificare un “assalto alla diligenza” dove i consumatori potrebbero soccombere e alla fine vedersi una bolletta più salata e con meno garanzie di servizio. Alla fine il Legislatore nazionale, in sintonia con la Commissione europea, convinto che la competa liberalizzazione del mercato dell’energia porti maggiore concorrenza e conseguentemente una riduzione delle tariffe, ha impostato la legge con una serie di garanzie per gli utenti, demandando la definizione della normativa di dettaglio all’Autorità di regolazione ARERA e al MISE.
Pertanto ora siamo in una fase delicata di deliberazione dei provvedimenti che riguardano: l’implementazione dell’albo dei venditori; le linee guida per i contratti commerciali per gruppi di acquisto; la campagna informativa nazionale per la fine della maggior tutela; il portale informatico per la comparazione delle offerte di vendita per il retail; il rapporto di Arera sul monitoraggio sugli standard minimi per i consumatori; la revisione del Bonus energia e gas; le modalità attuative per la fine della maggior tutela e l’impatto dell’offerta placet.
L’obiettivo del convegno è dare un contributo per garantire che il mercato, completamente liberalizzato, sia efficiente e possa assicurare una riduzione dei costi delle bollette per i 37 milioni di consumatori retail di elettricità e dei 21 milioni del gas. A tale riguardo, la corretta attuazione degli otto provvedimenti che dovranno essere deliberati dall’ARERA e o dal MISE nei prossimi mesi e il leale comportamento delle aziende di vendita di energia saranno di fondamentale importanza, le associazioni dei consumatori, dal canto loro, intendono non solo sorvegliare tutto il percorso di liberalizzazione al fine di tutelare i consumatori, ma anche intervenire per rendere sicura una riduzione del prezzo dell’energia e una efficacia nelle forniture, proponendo fin d’ora, in caso di fallimento della completa liberalizzazione del mercato energia, l’eventuale ritorno al mercato tutelato.

Edo Billa

Politiche di gestione della risorsa rifiuti: l’economia circolare  

 

IMG_6509 (2)La problematica della sostenibilità ambientale e del corretto utilizzo e riuso delle risorse naturali è tra le principali preoccupazioni che gli attori politici ed economici responsabili si pongono; oc­corre infatti salvaguardare il pianeta dai rischi provocati sia dall’inquinamento e dal riscaldamen­to globale che dalla limitatezza delle risorse disponibili necessarie per garantire un’esistenza decorosa a tutti gli abitanti del pianeta. La vita civile e lo sviluppo economico, prerogative fino a qualche decennio fa di una parte ridotta dell’umanità, si estendono sempre più richiedendo uno sfruttamento delle risorse naturali ai limiti della sostenibilità. Pertanto lo sviluppo di quella che viene definita “economia circolare” si rende sempre più necessario, considerando che solo attraverso questo modo di produrre e consumare sarà possibile salvaguardare le risorse della Terra per le future generazioni.

Di fronte ad un problema globale le azioni necessarie a promuovere l’economia circolare si de­vono moltiplicare nel particolare, nel territorio. Ogni azienda produttrice, ogni consumatore, ogni operatore pubblico e privato, devono attuare comportamenti coerenti con gli indirizzi generali dell’ economia circolare che prevede il riuso ed il riciclo di ogni bene materiale utilizzato per le necessità di vita dignitosa e civile di ogni individuo.

La moderna produzione e distribuzione industriale dei beni di consumo genera invece una quan­tità enorme di prodotti che, con le loro confezioni e imballaggi, dopo essere utilizzati diventano rifiuti.

Il primo obiettivo è quindi quello di realizzare confezioni e imballaggi, destinati a divenire rifiuti, con materiali non inquinanti minimizzando le parti non riutilizzabili e massimizzando quelle riu­tilizzabili o riciclabili.

Il secondo riguarda il comportamento dei distributori e dei cittadini che dovrebbero anzitutto evitare sprechi e imballaggi inutili e quindi realizzare un’adeguata separazione dei materiali e conferirli nel modo più adeguato possibile.

Il terzo e decisivo obiettivo consiste nel raccogliere il materiale di scarto e utilizzarlo come mate­ria prima realizzando quindi un’economia circolare.

Nella consapevolezza che i comportamenti sopra elencati sono determinanti per uno sviluppo sostenibile sia il legislatore Europeo che quello Nazionale e recentemente quello Regionale han­no prodotto norme di grande importanza che tutti i soggetti sono chiamati non solo a rispettare ma anche ad attuare nel migliore dei modi.

L’attuazione delle norme in materia di economia circolare sono al centro dell’attenzione in molti settori, sapendo che sono necessarie nuove idee, ricerca, sperimentazione e concretizzazione di reali obiettivi di miglioramento e di buone pratiche, nell’atteggiamento e nell’organizzazione in primo luogo dei gestori della raccolta e trattamento dei rifiuti e nei comportamenti dei consuma­tori, oltre che dei produttori e dei distributori.

Occorre riconoscere che l’attività di riutilizzo e riciclo dei rifiuti comporta inizialmente maggiori costi, soprattutto per i nuovi investimenti necessari; in prospettiva, però, si possono realizzare non solo un’economia nella gestione e nuova occupazione ma anche ricadute positive per i con­sumatori e gli utenti. E’ quindi necessario fissare gli obiettivi con la massima oculatezza possibile e con investimenti efficaci e verificati democraticamente in modo trasparente.

La massima efficienza della raccolta differenziata, la tariffa puntuale, le modalità e i tempi di con­ferimento e di prelievo dei rifiuti, il corretto e più efficiente riusoriciclo dei materiali, il conferimento più ridotto e meno inquinante possibile del residuo non più riciclabile sono quindi indispensabili.

Il convegno tenutosi a Udine il 27 febbraio 2018 presso il palazzo della Regione, ha messo a confronto su questi argomenti le varie idee, le conoscenze, le esperienze per mettere in campo il miglior risultato possibile, nella direzione di una reale economia circolare e quindi contribuire a salvaguardare la sostenibilità di tutto il pianeta.

Edo Billa

Scelte partecipate

P1110482 (3)Dopo lo sconquasso di 10 anni fa, l’economia, anche nel nostro Paese, sembra indirizzarsi verso una fase di ripresa. Una ripresa timida e incerta, in un contesto molto diverso da quello che abbiamo vissuto fino all’inizio del secolo e nei decenni precedenti. Questa diversità si può constatare e misurare in molti ambiti: innanzitutto nel contesto tecnologico che ha cambiato tutti i gangli vitali della società; nel disincanto ideologico sia in ambito politico che economico; nella ridotta fiducia verso le istituzioni; nella ristretta autorevolezza della classe intellettuale e nella mancanza di autorità riconosciute; nella ricerca di un nuovo paradigma di riferimento e nell’ancora confusa volontà di partecipazione.

In questi ultimi anni inoltre fatti rilevanti hanno scosso il tessuto sociale ed economico: crisi permanenti di diversi settori produttivi e commerciali; delocalizzazioni; fallimenti di importanti imprese anche cooperative; crack bancari con un pesante coinvolgimento negativo di decine di migliaia di famiglie; il tutto accompagnato da un aumento costante delle disuguaglianze. Fatti che hanno creato un generale clima di sfiducia e un risentimento sociale verso le istituzioni e gli agenti economici. Rispetto a tutto ciò non si apprezzano cambiamenti strutturali nei modelli socio-economici, i quali sono rimasti ancora in buona parte ancorati a visioni, pratiche relazionali, regole e norme vetuste, dove gli interessi particolari e immediati hanno in buona parte il sopravvento e frequentemente manca una visione di prospettiva e una idea complessiva di sostenibilità, la politica arranca a volte con fughe disordinate e si paventa perfino il rischio della tenuta democratica delle istituzioni.

Accanto a questo ci sono però anche volontà nuove e positive, molte forze e persone responsabili in vari settori cercano di ritrovare il bandolo della matassa per riavviare una fase più equilibrata nelle attività economiche e nella vita democratica del nostro Paese. Tra le varie questioni che si pongono e che dovranno essere affrontate, una in particolare ha un valore strutturale e riguarda la diffusione della partecipazione e della democrazia dei vari soggetti che concorrono al funzionamento del processo economico, dalla produzione al consumo.

Come si può applicare la partecipazione democratica nei vari segmenti dell’economia?

Come sviluppare un adeguato confronto e una sorveglianza finalizzata a realizzare maggiori equilibri di potere e una più equa distribuzione della ricchezza?

Fallito il modello della massimizzazione dei profitti e della finanziarizzazione dell’economia, molti attori economici e rappresentanze sociali si stanno indirizzando verso una maggiore responsabilità sociale e una sostenibilità complessiva. Il passo successivo sarà realizzare maggiore partecipazione nel governo dell’impresa e negli organi di regolazione, controllo e vigilanza pubblici e privati, e una maggiore trasparenza sul mercato. Come molti autori hanno dimostrato, una partecipazione attiva di tutti i soggetti del mercato, in particolare gli imprenditori, i lavoratori e i consumatori, possono realizzare una maggiore efficienza produttiva ed economica, migliorare l’equa distribuzione della ricchezza, salvaguardare onestamente i vari interessi in campo, realizzare una migliore civiltà economica e sostenibilità ambientale.

Il convegno organizzato dal Forum Consumatori-Imprese FVG, dal titolo “Scelte partecipate”  tenutosi recentemente a Udine con la presenza, tra gli altri, del prof. Lorenzo Sacconi dell’Università di Trento, ha analizzato in particolare gli aspetti della partecipazione e del possibile governo multi-stakeholder dell’economia. misurandoci da un lato con la ricerca pratico-teorica del mondo accademico e dall’altro con le novità a volte importanti anche se ancora poco diffuse, come quelle della Responsabilità sociale dell’impresa e della cooperazione, e le ancora timide proposte e possibilità di partecipazione messe in atto dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni dei consumatori.

Edo Billa

La democrazia nel mercato: i consumatori

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A prima vista può sembrare un non senso parlare di democrazia nel mercato. Una formula ambigua la definiscono A. Panzeri e E. Corali in La “Democrazia economica”- 2004: Regime democratico e regime di mercato – democrazia e mercato – due realtà irrimediabilmente diverse e concorrenti. Anzi è proprio l’aspetto competitivo fra i due sistemi a rendere praticamente ambigue formule come “democrazia nel mercato”, “democrazia di mercato”, “capitalismo democratico”.  Se si può essere d’accordo sull’ambiguità dell’espressione “capitalismo democratico”,  mi sembra che si sia troppo frettolosamente liquidata come confusa, dubbia anche l’espressione “democrazia nel mercato”.

Questa superficiale archiviazione di una possibile forma di democrazia nell’abito del mercato è la logica conseguenza del pensiero, finora dominante in economia, imperniato sul ruolo preminente e centrale della produzione, e sul concetto che il mercato sia realmente il “luogo” dove domanda  e offerta si incontrano in modo equivalente se non addirittura perfetto.

In realtà, finora, il mercato in sostanza è stabilito dalla concorrenza tra produttori, o dai monopoli di produttori nel peggiore dei casi, e solo marginalmente dalla domanda e l’offerta tra consumatori e produttori. Anche quando si parla di democrazia economica s’intende  principalmente il rapporto e il ruolo di potere nell’ambito della produzione, tra proprietari e lavoratori dipendenti. I consumatori praticamente hanno un ruolo secondario e sono considerati solo come target da raggiungere e impressionare con la pubblicità dei prodotti, i quali vengono decisi, pensati e realizzati dai produttori. Spesso le persone non sanno quello che vogliono”. Questa celebre frase di Steve Jobs sintetizza bene il pensiero dominante, relativo all’assoluta centralità della produzione e alla subalternità del consumo, anche di molti produttori innovativi.

Quindi bisogna immettere sul mercato quello che i produttori pensano che i consumatori vogliono. Oppure in massima parte introdurre e somministrare beni per i quali bisogna “convincere”, indurre i consumatori a volerli, a comprarli.

E’giusto così? E’ ancora così? Sarà sempre così? Forse una riflessione occorre fare.

Ovviamente la democrazia nel mercato non si realizza tra i produttori in concorrenza tra loro ma solo fra i consumatori in rapporto con i produttori.

Andiamo per ordine, che cosa è la democrazia, si può “applicarla” nel mercato e come?

Ancora Panzeri e Corali , sempre in La “Democrazia economica”, scrivono: Occorre fra attenzione a non scambiare uno o più elementi costitutivi della democrazia con la democrazia intesa nel suo significato d’insieme. Alcune caratteristiche essenziali della democrazia possono rintracciarsi ovunque, – e citando G. Sartori – “Una caratteristica può essere la partecipazione, oppure può essere il principio di maggioranza, oppure può essere l’uguaglianza e poi anche il consenso, la competizione, il pluralismo e così via. Ma se ne scegliamo una sola può benissimo dirsi che la democrazia non c’entri per nulla (l’uguaglianza può essere tra gli schiavi, la partecipazione coatta e senza scelta e via dicendo). E se ne aggreghiamo due o più, allora bisogna affermare come interagiscono e perché vanno assieme”. … il mercato neppure nella sua forma ideale di perfezione potrà mai essere un regime equivalente alla democrazia.

Sembra una sentenza inappellabile!

Allora vediamo se nella proposta di “democrazia nel mercato” si possono rintracciare le caratteristiche della democrazia, quelle elencate da Sartori e anche altre, e se sì, come interagiscono tra loro e perché procedono insieme.

Innanzi tutto il significato originario di democrazia è “potere del popolo – governo del popolo”, nel nostro caso il popolo è il cittadino nella sua condizione di consumatore, praticamente tutti siamo consumatori, quindi la generalità del popolo, non una oligarchia. Secondo, attraverso l’esercizio democratico i cittadini consumatori realizzano un potere (vediamo dopo come) ascendente dal basso verso l’alto, caratteristica principale anche della democrazia politica (N. Bobbio, “Il futuro della democrazia” – 1984). Terzo, i cittadini consumatori possono agire in libertà, senza vincoli, in maniera diretta o delegata, in modo permanente se non quotidiano . Quarto, la partecipazione del consumatore nel mercato è pressoché costante, anche se non sempre pienamente consapevole, si realizza in prima battuta con la scelta di acquisto e con il giudizio sui prodotti. Quinto, per quanto riguarda il principio di maggioranza, nella scelta o rifiuto o nel giudizio di un prodotto, i consumatori esercitano un’ azione di potere che incide sui produttori del prodotto e più in generale sull’economia. Avrà peso non tanto in virtù del raggiungimento della maggioranza ma in relazione a una quantità, una diffusione dei comportamenti, i quali più vasti sono e più incidenza avranno. Si può dire che si tratta di un’evoluzione estremamente interessante e positiva del potere democratico che si esercita con gradualità, in relazione all’ intensità delle condotte omogenee rispetto a un determinato bene. Inoltre tra i consumatori possono essere eletti a maggioranza propri delegati, ad esempio nei consigli di sorveglianza, opportunamente costituiti nelle aziende di produzione di beni materiali e servizi, ma quest’ultima possibilità rientra più propriamente nel concetto più generale di democrazia economica. Sesto, i consumatori sono tutti uguali nel fare le scelte che ritengono, anche se si può dire che non sono tutti uguali per potere d’acquisto, quindi c’è una disuguaglianza sulla capacità di spesa e in parte anche il giudizio sui prodotti o sui servizi potrebbe avere un peso diverso a seconda delle capacità di spesa di un certo gruppo di consumatori. Come si è già osservato, tuttavia, è il grado,  l’intensità e la diffusione dei comportamenti a determinarne gli effetti, e quindi i gruppi maggioritari avranno una maggiore possibilità di incidere, come succede nella politica. Settimo, l’azione del consumatore sul mercato è tanto più incisiva, quanto più vasta è l’adesione e il consenso;  ad esempio: il boicottaggio di un prodotto perché fabbricato sfruttando i lavoratori, se non addirittura i bambini; la preferenza per i prodotti biologici o per una macchina meno inquinante. Infine è evidente che la competizione e il pluralismo possono essere esercitati dai consumatori nei confronti dei produttori e tra i consumatori che possono avere giudizi diversi, ad esempio sui prodotti italiani, o su quelli provenienti da paesi del Terzo mondo.

Insomma pare che ci siano tutte le caratteristiche, le interazioni, e le ragioni perché i consumatori possano esercitare una democrazia nel mercato.

Il ruolo che potrebbero avere i consumatori sul mercato è cosa discussa da lungo tempo ma nel passato il peso è stato scarso. Le cose però stanno cambiando, già attualmente con il web e con una nuova e maggiore consapevolezza dei cittadini. Si sta sviluppando rapidamente sul mercato un vero potere dei consumatori, un potere ascendente, democratico.  Di questa nuova situazione si sono accorti ancora prima dei consumatori gli stessi produttori, i quali stanno modificando le strategie di marketing e puntano a coinvolgere i consumatori e a carpire, spesso a loro insaputa, i comportamenti e i giudizi, per poi orientare e riposizionare la produzione.

Già diversi economisti si misurano con questa nuova realtà, ad esempio: L. Beccheti in “Wiki economia, Manifesto dell’economia civile” – 2014, … il “voto con il portafoglio” … ovvero il potere enorme che abbiamo (ma che usiamo ancora in piccola parte) di influenzare il mercato, premiando le imprese che sono all’avanguardia nella sostenibilità sociale e ambientale.

Concludendo, è chiaro che una vera democrazia nel mercato deve essere ancora attuata e che non ci sono ancora sufficienti forze consapevoli in capo, ma le opportunità ci sono e la strada è segnata: i consumatori sia singolarmente, e soprattutto in modo organizzato, in particolare attraverso la rete internet, possono incidere democraticamente sul mercato, ridurre l’asimmetria informativa, condizionare le scelte della produzione, dell’economia e anche della politica.

Edo Billa

Il flusso del potere

Da lungo tempo, ancora prima di iniziare a studiare e cercare di comprendere meglio i contesti economici, i comportamenti sociali, il ruolo delle organizzazioni politiche, il funzionamento delle democrazie avanzate, mi chiedevo come mai, in Italia in particolare, ma anche nel resto del mondo, non si sia sviluppata quella che possiamo definire la democrazia economica o più in generale la democrazia sociale, da affiancare alla bene o male affermata democrazia politica.

Il flusso del potere si può avere in due direzioni, scriveva Norberto Bobbio, o discende dall’alto in basso o sale dal basso all’alto.

La democrazia politica degli stati moderni, anche se delegata è ascendente, cioè parte dal popolo, dai cittadini, sia in modo attivo con le organizzazioni politiche, sia in modo “passivo” con l’espressione di voto. Questo processo, ancorché imperfetto, garantisce comunque una linea di potere che dal basso sale fino a determinare i poteri di governo dello Stato e di tutte le Amministrazioni pubbliche. Ovviamente sul perfezionamento del modello di democrazia politica ci sarebbe molto da dire e molto rimane da fare.

Ritengo però che con l’estensione della democrazia nei gangli dell’economia e della società, non soltanto si amplierebbe il potere ascendente, cioè dei cittadini, ma si rafforzerebbe e si rivaluterebbe anche la democrazia politica.

Quando si parla di democrazia economica si fa riferimento in massima parte all’esperienza della Mitbestimmung, co-decisione sviluppatosi in particolare in Germania, o delle esperienze del “Azionariato operaio” o dei fondi comuni, fondi pensione gestiti da sindacati, principalmente negli Stati Uniti. Mi sembra troppo poco, e comunque limitata nel solo ambito della produzione, nel rapporto tra proprietà e lavoratori dipendenti.

Enrico Grazzini, uno dei pochi che recentemente si sono misurati con la democrazia economica, individua almeno quattro settori sui quali poter esercitare la democrazia economica: La co-decisione o partecipazione di delegati dei lavoratori nei consigli di sorveglianza delle grandi aziende;  la gestione dei beni comuni; la partecipazione degli utenti attraverso loro rappresentanti nelle aziende di sevizio pubblico; il bilancio partecipato delle città e dei paesi. Sicuramente c’è molto in queste quattro proposte di lavoro, ma manca una, ormai diventata la più decisiva e cioè quella relativa al ruolo democratico dei cittadini consumatori sul mercato.

Sui vari punti di quella che possiamo definire la rivoluzione della democrazia sociale, lancio un appello agli studiosi, a tutti i responsabili dei settori politici, economici e sociali, e alle persone della società civile, perché si sviluppino ricerche, dibattiti, si promuovano sperimentazioni e si concretizzi una legislazione di promozione e sostegno. In questo blog continuerò a sostenere la democrazia economica e sociale, auspicando di poter interloquire con tutte le persone interessate e allargare la sensibilità sull’argomento.

Nel prossimo articolo intendo sviluppare un ragionamento attorno alla democrazia del mercato, improntata sul ruolo del consumatore.

Edo Billa